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CASTING PER “STUDIO SU BOSCH”


Il 16 Novembre dalle 12.00 alle 19.30 ci saranno i provini per il film che durante Dicembre verrà girato dalla coppia Alessandro Bavari - Franco Losvizzero nell’Ambiente 2 del MACRO ASILO. Un lavoro a 4 mani per rielaborare secondo la visione dei 2 autori il magico mondo di Bosch. Il risultato delle riprese di Dicembre verrà rielaborato digitalmente ed entrerà a far parte della grande esposizione prevista per il 2021 dal titolo STUDIO SU BOSCH (a cui molti autori stanno già lavorando).


Per partecipare ai provini bisogna presentarsi con un documento di identità valido, per l’incontro con gli autori. L’appuntamento è all’ingresso del Museo Macro (in Via Nizza 138, Roma) davanti all’auditorio rosso. I provini sono aperti a tutti! A persone di qualunque età e fattezza. I minori dovranno essere accompagnati. La scelta degli autori verterà sui performer più espressivi e che non hanno problemi a posare senza veli. “Il Giardino Delle Delizie” di Bosch è il punto di partenza, molti corpi verranno trasformati digitalmente o resi irriconoscibili, per un lavoro in divenire che saprà nutrirsi della creatività di ogni partecipante. Ogni performer sarà impegnato per un solo giorno. Un set-cinematografico come installazione per filmare persone vere e traghettarle digitalmente nel magico mondo di Hieronymus Bosch.


Alessandro Bavari, Visual Artist, fotografo, video maker e maestro della post-production digitale, è stato l’Art-Director e Concept-Artist nell’ultimo ALIEN Covenant di Ridley Scott.


Franco Losvizzero, Regista e artista visivo. I suoi film come le sue opere e soprattutto le sue performance, attraversano le arti visive per sondare i meandri dell’inconscio ove mostri e simboli alchemici si incontrano/scontrano con la contemporaneità.


Insieme, unendo le loro capacità di regia, fotografia e le loro rispettive poetiche, daranno vita ad un set-installativo con performance giornaliere per un “bestiario d’artisti” contemporaneo.


info: ortensia.macioci@gmail.com mob: +39 3465608338 - Bomba Production

 

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CS


Il Teatrino dei Burattini
di Franco Losvizzero
Museo MACRO ASILO
dal 17 al 29 settembre 2019


Un viaggio nei personaggi meccanico-cinetici e nella regia surreale di Franco Losvizzero. 15 giorni di sperimentazione trasversale con pittura, scultura, testi, performance e musica che coinvolge attori, compositori, performer per una mise en space per nulla prevedibile.

PROGRAMMA
martedì 17  presentazione del progetto
mercoledì 18 - domenica 22 l’artista a lavoro
martedì 24 - giovedì 26 prove aperte
venerdì 27 ore 18 prova generale
sabato 28 ore 18 spettacolo
domenica 29 ore 18 replica

Regia di Andrea Bezziccheri
Musiche di Serafino Murri
Attori-performer: Antonio Bilo Canella e Hossein Taheri
e con Ortensia Macioci, Shi-mon Galli, GloriaIaia e Riccardo Grandi

Museo MACRO ASILO in via Nizza, 138 - Roma.
(Ambiente #2 Stanze d’Artista al 1° piano. Ingrasso Libero. Aperto tutti i giorni tranne il Lunedì. 10.00-20.00. )
A cura di Giorgio De Finis.
www.francolosvizzero.net

*testo critico di Francesca Franco:

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FRANCO LO SVIZERO: TEATRINO DEI BURATTINI
Macro Asilo, stanza #2
17-29 settembre 2019


Il teatro del corpo e la pelle del lupo
Francesca Franco


All’origine della multiforme, eterogenea ricerca di Franco Losvizzero è la pratica quotidiana del disegno: una linea tenace e mutevole quanto la polvere di grafite, pronta a traghettare il proprio autore dalla realtà a lui nota verso un’immagine, un’idea, un luogo che non sa di conoscere. Il disegno è il punto d’incontro e negoziazione privilegiato tra l’esterno, che avanza con la sua molteplicità di forme tutta da interpretare, e l’artista, che quelle parvenze riceve e scandaglia per ottenere informazioni, e che a sua volta proietta, irraggiando al contempo se stesso e il proprio modo di comprendere il mondo.
Dotato quant’altri mai di un sé proliferante, Losvizzero trasferisce sempre un po’ di sé nei mostri che popolano il suo immaginario poetico, e che con i loro vizi e le loro virtù hanno composto, negli anni, il pantheon di una personale cosmologia. Sono Diablo-Bianco, Mangia-bimbi, Dragon, la Donna-lupo, Omogatto, Lady Rabbit, Palmer: fantastiche creature risultanti dalla contaminazione innaturale di elementi inconciliabili, che scatenano nel riguardante reazioni conflittuali tra repulsione e tenerezza, incanto e paura. L’artista prende in prestito dall’antica mantica un teriomorfismo teso a valorizzare nella dimensione umana aspetti divini del mondo animale (come accadeva nelle civiltà remote del Medio Oriente, dai Sumeri agli Assiro-Babilonesi al Regno egizio) o, al contrario, aspetti regressivi nell'informe e nel caos (come narra la mitologia greco-romana), per indagare la complessità delle emozioni che si agita sotto la nostra pelle e l’ambiguità dei rapporti che instauriamo con “l’altro”. Dove “l’altro” estraneo è in primis il corpo che abitiamo e che siamo. Quel Sé intimo e buio, che diamo per scontato e che in silenzio sempre ci parla. La voce del corpo s’intitola, infatti, il trattato cui l’artista sta lavorando negli ultimi 8 anni, muovendo dalla lezione drammaturgica e psicomagica di Alejandro Jodorowsky.
Da qui, l’urgenza di arrivare a un significato del mondo non attraverso la mediazione del linguaggio o della logica ma, al contrario, affidandosi al pensiero non cosciente del corpo e alla fisicità del suo fare: i segni di matita tracciati sulla carta, i colori stesi sulla tela, il materiale plastico-ceroso da modellare “alchemicamente”, gli oggetti collezionati e i materiali trovati da assemblare e trasformare in immagine. «Il potere degli dèi si sposta dentro di noi, in qualcosa che è ancora invisibile ma che sappiamo essere parte di noi benché sfugga la nostro controllo», scrive — non a caso — William Kentridge in Six Drawing Lessons (2016).

Nel progetto Teatrino di burattini questa fiducia nella fisicità del corpo-pensiero si amplifica in termini di rappresentazione teatrale e drammatizzazione scenica e si approfondisce attraverso la recitazione, la gestualità e la mimica sul palco, affidati questi ultimi tanto ai performer di una compagnia d’improvvisazione guidati da Antonio Bilo Canella, quanto al pubblico — adulti e bambini — invitato a partecipare in prima persona al gioco serio dell’arte, vestendo una maschera, interpretando un personaggio creato dall’artista. L’amore per il teatro e il circo, d’altra parte, attraversa sin dall’inizio la ricerca di Franco Losvizzero, così come la passione per il cinema. Già nel 2005, nella personale Carillon. Anatomie meccaniche alla galleria Altri lavori in corso, si esibivano automi, bambole meccaniche, burattini e marionette semoventi, come Pagliaccio arancio e il Sig. Mario Netta, seguiti da Gigo e Giga Robot (2008), Cavaliere azzurro (2008) e l’immancabile Pinocchio, protagonista nel 2009 di un’altra personale, dal titolo Io come un dio, ospitata sempre a Roma da Marco Rossi Lecce, che ha definito Losvizzero «un Mago di Oz contemporaneo».
Nato da un avanzo di legno da intagliare, il personaggio partorito dalla fantasia di Carlo Collodi incarna la tensione tra il mondo domestico e familiare e il suo contrario, unheimlich. Come Lucio, l’eroe de L’asino d’oro di Apuleio (II d.C.), Pinocchio deve affrontare rocambolesche avventure e metamorfosi dai contorni paradossali; sopportare sopraffazioni e angherie; superare tutta una serie di prove per potersi, in fine, riscattare da oppressioni esterne, da interiori miserie e debolezze. Entrambi i romanzi raccontano la ricerca di una possibilità di “identità” da parte di un giovane ribelle, all’interno di una natura indifferente e di una società spietata. Entrambi si configurano come una sorta di percorso iniziatico verso il perseguimento di una sapienza per nulla convenzionale, ma proprio per questo, forse, più difficile da conquistare. Perché comporta l’emancipazione da identificazioni genitoriali, dalle idee dei maestri, dai modelli imposti dalla società. Comporta la resistenza all’autorità e al potere. La morte, temuta o minacciata, è infatti insistentemente presente e pervicacemente rinviata nelle due narrazioni. Dietro la paura della morte fisica si nasconde quella morale, da intendersi come situazioni interiori involutive o non umane, quelle che ci rendono vivi con tutte le caratteristiche di un morto, morti con tutte le inclinazioni di un vivo, come ebbe a scrivere Edgar Allan Poe. Oppure, il costituirsi dell’anaffettività, dell’invidia e della bramosia come “normale” modo d’essere.
Questi cicli d’iniziazione — che Vladimir Propp definisce il fondamento più antico della fiaba — sono veri e propri viaggi di formazione, che attraverso l’esperienza concreta conducono i rispettivi protagonisti a una trasformazione reale e una ridefinizione dei ruoli. Tale esperienza si riflette nella scelta di un linguaggio semplice e diretto, che consente al lettore di riconoscersi nei personaggi e nelle situazioni narrate, di immaginarsi ambienti e vicende. Specifici passaggi da Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino (1881-1883), selezionati dall’artista per il loro contenuto filosofico, sono oggetto del lavoro d’improvvisazione dei performer sulla scena, i quali rievocano la favola ottocentesca lasciandosi guidare dal suono delle parole e dalle proprie intuizioni. Il teatro, dunque, diventa “esperienza fisica del pensiero in azione” e ha un ruolo attivo nel costruire la profondità di quelle immagini provenienti dal passato. Altri testi interpretati dai performer sul palco sono tratti, invece, dalla fiaba di Hans Christian Andersen che ha per protagonista L’intrepido soldatino di stagno (1838): munito di una gamba sola per penuria di materiale e succube di varie traversie, che gl’impediscono di coronare il suo amore per la ballerina di carta. Anche in questo caso siamo di fronte a un viaggio iniziatico e la mutilazione è il punto di partenza per un cambiamento o il passaggio a un diverso valore di esistenza. Come Pinocchio, il soldatino di stagno è ingoiato da un pesce e compie la discesa nell’inconscio abisso, avendo quale lontano prototipo il racconto veterotestamentario di Giona e la balena (VI a.C.), che il Vangelo di Matteo ha poi voluto leggere in chiave cristologica. È forse a causa di questo retaggio religioso che, differentemente da Pinocchio, nella fiaba di Andersen i due innamorati saranno finalmente uniti solo nella morte.  
Esegesi simbolica a parte, le favole sono nate per spiegare e dare un ordine ai vissuti dell’uomo e al mondo, conosciuto o intuito. Il loro linguaggio universale, capace di accomunare intere generazioni da un continente all’altro della Terra, è una delle più misteriose espressioni della cultura umana o, sarebbe più corretto dire, dell’immaginario (Gilbert Durant). Misteriosa almeno quanto i sogni e, come questi, parte del nostro patrimonio genetico. Tanto che Claude Lévi-Strauss definisce le fiabe un “costrutto culturale”, legato non tanto alla dimensione storica o geografica di una civiltà, quanto piuttosto all’attività della mente dell’uomo, alla sua capacità innata a produrre immagini, consciamente o inconsciamente.
Alla luce di queste considerazioni si comprende meglio l’interesse di Franco Losvizzero per l’elemento favolistico e fantastico, nonché l’attenzione da lui accordata al ripetersi di alcune costanti nelle storie di magia, dove sembra riconoscersi la grammatica di un processo mentale unico, le cui origini si perdono nella notte dei tempi dell’umanità, toccando nodi psichici o esistenziali profondi. In fondo, quello che le fiabe di magia raccontano è la possibilità di una realizzazione continuamente trasformativa di sé (il lupo diventa pelle di lupo), se l’Io rimane quello della speranza e del desiderio.
Per coincidenza, sia i racconti popolari sia la tragedia teatrale assolvono, per tradizione, a una funzione non solo conoscitiva ma catartica. Ognuno a suo modo, indaga il mondo in una dimensione emotivamente coinvolgente, tale da innescare nel pubblico il processo di trasformazione creativa degli affetti che attraversa l’opera. Ognuno a suo modo, offre una prospettiva di visione più ampia alle nostre passioni, innalzandole dalla sfera individuale a un ordine di respiro collettivo, che permette di vedere il senso celato delle cose.

Franco Losvizzero ha più volte detto che «portare l'attenzione sull’inconscio è l'unica possibilità per parlare di verità». Ritengo questa dichiarazione quanto mai interessante, per due motivi. Egli parla di verità pur muovendo da una poetica incentrata sull’irrazionale, la favola e il gioco. Recupera una nozione per decenni svalutata come mera “costruzione ideologica”, insieme a quelle di realtà e di fatto. Ce n’è abbastanza per provare a considerare la sua ricerca alla luce del dibattito sul Nuovo Realismo: annunciato nel 2011 dalla pubblicazione del volume di “MicroMega” verità/Verità (5.2011, 19 luglio) e scatenato a livello massmediatico dall’articolo di Maurizio Ferraris, Il ritorno del pensiero forte, su “la Repubblica” dell’8 agosto 2011, dove si dichiara la fine del postmoderno e l’avvio di un nuovo approccio epistemologico. Ma in cosa differisce il Nuovo realismo del XXI secolo dai realismi e nuovi realismi, che hanno cadenzato la storia dell’età contemporanea tra Otto e Novecento? Una risposta è offerta, forse, dal lavoro di Franco Losvizzero, dove le cosmologie riconquistano il ruolo loro sottratto dai mass-media, tornando a fornire visioni del mondo e visioni dell’uomo. Dove la trappola del realismo mimetico o tautologico è scartata, ed elusa la commistione tra realtà e finzione (che pure costituisce l’aspetto caratterizzante della società presente), per privilegiare con una precisa “scelta di parte” l’immersione nella realtà immateriale del corpo e scoprire lì il sussistere di un paradigma di verità ancora tutto da indagare, con il suo valore emancipativo e il suo potenziale trasformativo del reale.
Si tratta di una strada aperta, oltre cinquant’anni fa, da uno psichiatra eretico di nome Massimo Fagioli, autore nel 1974 di un saggio dal titolo quanto mai emblematico in questo contesto, La marionetta e il burattino. Dove si rifiuta l’idea di guarigione come adattamento a una realtà costituita, in favore della “verità come prassi”. Dove si mette in guardia dal marionettismo obbediente di un comportamento sociale conforme, tanto quanto dal burattinismo del pazzo, che fugge dalla propria delusione “rendendo inesistente” gli altri e se stesso, senza più riuscire a ritrovare neppure il suo “animale-corpo”, l’odio e la rabbia, l’umano di sé. Dove si parla, anche e soprattutto, di realtà umana come “capacità di immaginare” e di desiderio come “reale rapporto interumano”, poiché, al di fuori di malattie e scissioni, il corpo è mente e la mente corpo.


 Ciò che sempre parla in silenzio è il corpo, scriveva Alighiero Boetti in una ormai storica performance di “scrittura a due mani” (1974), dove metteva in scena la simmetria bilaterale dell’anatomia umana con la disciplina di uno sciamano.


 M. Rossi Lecce, Erotic Thriller, Edizioni Scudo, s.l. 2011.
 V. J. Propp, Le radici storiche dei racconti di fate, trad. di C. Coïsson, prefaz. di G. Cocchiara, Einaudi, Torino 1949.
 C. Lévi-Strauss, Anthropologie structurale  (1958), trad. it. di P. Caruso, Il saggiatore, Milano 1966.
 M. Fagioli, La marionetta e il burattino, A. Armando, Roma 1974; nuova edizione L’Asino doro edizioni, Roma 2011.

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IN ENGLISH:

The theatre of the body and the skin of the wolf
Francesca Franco


Lying at the origin of Franco Losvizzero’s multiform, heterogeneous search is the daily practice of drawing: a line, tenacious and changeable as graphite powder, ready to ferry its author from the reality known to him towards an image, an idea, a place he does not know he is acquainted with. Drawing is the privileged place of meeting and negotiation between the external – which advances with its multitude of shapes, all to be interpreted – and the artist who receives those guises and probes them to obtain information, and which he in turn projects, while at the same time radiating himself and his way of understanding the world.
Endowed as no one else ever has been with a proliferating self, Losvizzero always transfers a little of himself to the monsters that populate his poetic imagery, and that, with their flaws and virtues, have made up, over the years, the pantheon of a personal cosmology. These are Diablo-Bianco, Mangia-bimbi, Dragon, Donna-lupo, Omogatto, Lady Rabbit, Palmer: fantastic creatures resulting from the unnatural cross-pollination of irreconcilable elements, triggering in the viewer conflicting reactions between repulsion and tenderness, enchantment and fear. The artist borrows from ancient divination a theriomorphism  aimed at valorizing, in the human dimension, divine aspects of the animal world (as occurred in the remote civilizations of the Middle East, from the Sumerians to the Assyro-Babylonians and the Kingdom of Egypt). Or, to the contrary, the artist borrows regressive aspects in formlessness and chaos (as narrated by Greek and Roman mythology), to investigate the complexity of the emotions agitating beneath our skin, and the ambiguity of the relationships we have established with the “other”: where the extraneous “other” is first and foremost the bodies we inhabit, and that we are. That intimate, dark self, which we take for granted, and that in silence appears to speak to us. La voce del corpo is in fact the title with which the artist has been working over the past eight years, inspired by the playwriting and psycho-magical lesson of Alejandro Jodorowsky.
This gives rise to the urgency of arriving at a meaning of the world not through the mediation of language or logic, but, to the contrary, through reliance on the body’s unconscious thought and on the physicality of its doings: pencil marks traced onto paper, paint laid on the canvas, plastic/waxy material to be “alchemically” shaped, collected articles and found materials to be assembled and transformed into an image. “The power of the gods shifts inside us, into something that is still invisible but that we know is a part of us, although it is beyond our control,” writes – not by accident – William Kentridge in Six Drawing Lessons (2016).
In the Teatrino di burattini project, this faith in the physical nature of body/thought is amplified in terms of theatrical representation and scenic dramatization, and is delved into more deeply through acting, gesture, and mimicry on the stage; these elements are entrusted both to the performers in an improvisation troupe led by Antonio Bilo Canella, and to the public – adults and children – invited to take personal part in the serious game of art, by donning a mask and playing a character created by the artist. Love for the theatre and the circus, on the other hand, like his passion for cinema, has traversed Franco Losvizzero’s search from the beginning. As early as 2005, his one-man show Carillon. Anatomie meccaniche at the Altri lavori in corso gallery, exhibited robots, mechanical dolls, puppets and marionettes that moved by themselves, like Pagliaccio arancio and Sig. Mario Netta, followed by Gigo and Giga Robot (2008), Cavaliere azzurro (2008) and the obligatory Pinocchio, prominently featured in another one-man show in 2009, titled Io come un dio. This show was also held in Rome, hosted by Marco Rossi Lecce, who defined Losvizzero as a “contemporary Wizard of Oz.”
Born from some leftover wood to be carved, the character created from Carlo Collodi’s imagination embodies the tension between the domestic and family worlds, and their opposite, the unheimlich. Like Lucius, the hero of The Golden Ass by Apuleius (second century AD), Pinocchio has to face exciting adventures and metamorphoses with bizarre surroundings; endure harassment and abuse; and overcome a whole series of trials in order to be able, in the end, to redeem himself from external oppression, from inner misery and weakness. Both novels recount the search by a rebellious youth for a possibility for “identity,” in an indifferent nature and a ruthless society. Both are configured as a sort of path of initiation towards a wisdom that is not in the least conventional, but perhaps harder to conquer for this very reason: because it involves emancipation from parents’ identifications, from the ideas of schoolteachers, and from the models imposed by society. It involves resistance to authority and power. Death – feared or threatened – is in fact insistently present and persistently postponed in the two narrations. Concealed behind the fear of physical death is the moral one, to be understood as involutional or non-human inner situations, those that make us alive with all the characteristics of the dead – the dead with all the inclinations of a living person, as Edgar Allan Poe wrote – or the establishment of neglect, of envy, of lust as the “normal” way of being.
These cycles of initiation, which Vladimir Propp defines as the most ancient foundation of the fable, – are genuine journeys of formation, which, through concrete experience, lead their respective protagonists to a real transformation and a redefinition of roles. This experience is reflected in the choice of a simple, direct language that allows the reader to identify with the characters and the situations that are narrated, to imagine environments and events. Specific passages from The Adventures of Pinocchio (1881-1883), selected by the artist for their philosophical content, are the subject of the improvisation work by the performers on stage who re-evoke the nineteenth-century fable by letting themselves be guided by the sound of the words and by their own intuitions. Theatre, then, becomes a “physical experience of thought in action,” and plays an active role in building the depth of those images originating from the past. On the other hand, other texts interpreted by the performers on stage are drawn from the Hans Christian Andersen fable whose main character is The Steadfast Tin Soldier (1838): with just one leg due to lack of material, and prey to various hardships that keep him from crowning his love for the paper ballerina. In this case, too, we are dealing with a journey of initiation, and mutilation is the starting point for a change or passage to a different value of existence. Like Pinocchio, the little tin soldier is swallowed by a fish and descends into the unconscious abyss, having as a remote prototype the Old Testament tale of Jonah and the whale (sixth century BC), which the Gospel According to Matthew then decided to read in a Christological interpretation. It is perhaps because of this religious heritage that, unlike Pinocchio, the two lovers in Andersen’s fable will in the end be united only in death.
     Symbolic exegesis aside, fables are created to explain and give order to the experiences of people and to the known or intuited world. Their universal language, capable of uniting whole generations from one continent on Earth to the other, is one of the most mysterious expressions of human culture or – it would be more exact to say – of imagination (Gilbert Durant). It is a language at least as mysterious as dreams and, like dreams, it starts from our genetic patrimony: Claude Lévi-Strauss in fact defines fables as a “cultural construct,” linked not so much to a civilization’s historical or geographic dimension, as rather to the activity of people’s minds, to their innate ability to produce images, consciously or unconsciously.
In light of these considerations, one better understands Franco Losvizzero’s interest in the element of fable and fantasy, as well as the attention he devotes to the repetition of certain constants in the stories of magic, in which we seem to glimpse the grammar of a unique mental process, whose origins are lost in the mists of time of humanity, touching profound existential or psychic nodes. At the end of the day, what magic fables recount is the possibility for a continuously transformative realization of the self (the wolf becomes wolf’s skin), if the ego remains that of hope and desire.
By coincidence, both popular stories and dramatic tragedy traditionally have a function not only of knowledge but of catharsis. In its own way, each investigates the world in an emotionally captivating dimension, to the point of triggering in the audience the process of creative transformation of feelings that traverses the work. In its own way, each offers prospects for a broader vision of our own passions, raising it from the sphere of the individual to a level of collective scale, which allows us to see the hidden meaning of things.

Franco Losvizzero has on more than one occasion said that “bringing attention to the unconscious is the only possibility for speaking of truth.” I think this statement is extremely interesting, for two reasons. He speaks of truth even as he starts from a poetics centred upon the irrational, fable and play. He recovers a notion devalued for decades as a mere “ideological construction,” along with those of reality and of fact. This is enough to try to consider his quest in light of the debate over the new realism: announced in 2011 by the publication of the volume “MicroMega” verità/Verità (5.2011, 19 July) and unleashed in the mass media by Maurizio Ferraris’s article Il ritorno del pensiero forte (“the return of strong thought”) in La Repubblica on 08 August 2011, in which the end of the postmodern, and the start of a new epistemological approach, is declared. But in what way does twenty-first-century New realism differ from the realisms and the new realisms that punctuated the history of the contemporary area between the nineteenth and twentieth centuries? An answer is perhaps offered by Franco Losvizzero’s work, in which cosmologies reconquer the role taken from them by the mass media, and resume providing visions of the world and visions of humankind; in which the trap of mimetic or tautological realism is discarded, and the commingling of reality and fiction (which in fact is the characterizing aspect of the present society) is circumvented to privilege – with a precise “choosing of sides” – immersion in the immaterial reality of the body, and to discover there the existence of a paradigm of truth still wholly to be investigated, with its emancipatory value and its potential to transform the real.
This road was opened more than fifty years ago, by a heretical psychiatrist named Massimo Fagioli, who in 1974 authored an essay extremely emblematic in this context: La marionetta e il burattino (“the marionette and the puppet”). In it, the idea of healing is rejected as an adaptation to a constituted reality, in favour of “truth as practice.” In it, caution is taken against the obedient “marionettism” of a conforming social behaviour, as well as against the “puppetism“ of the madman who runs from his own delusion by making other people and himself “non-existent,” no longer able to recover even his “animal body,” the hatred and anger that is the human of the self. In it, there is also and above all discussion of a human reality as the “ability to imagine,” and of desire as a “true inter-human relationship” since, outside of sicknesses and divisions, body is mind, and mind is body.


 

 

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Comunicato Stampa di Franco Losvizzero


TODI OPEN DOORS


Mostra Collettiva Diffusa nel Centro storico di Todi 25 Agosto - 25 Settembre 2019
Il 13 Settembre l’appuntamento per la presentazione del catalogo alle 18.00 alla presenza delle autorità cittadine nella Piazza principale di Todi.


Il 14 Settembre ci sarà l'inaugurazione del Parco di Sculture di Beverly Pepper e in quell'occasione i 9 artisti selezionati per Open Doors torneranno a Todi per "riaprire le porte" all’Arte e al pubblico delle grande occasioni. Infatti il 13, il 14 e il 15 settembre i portoni saranno aperti dalle 12 a mezzanotte.
Losvizzero sarà presente per un brindisi tutti e tre i giorni a partire dalle 18.00 in Piazza Umberto I, n° 25 a Palazzo Valenti Fedri.

L’arte diventa confine tra sfera pubblica e privata occupando una serie di androni nel centro storico di Todi. Fra installazioni, sculture e fotografie la mostra con i testi a cura di Andrea Baffoni, Francesca Duranti e Massimo Mattioli invita il visitatore alla scoperta di misteriosi e affascinanti spazi inediti.

 

ARTISTI E LOCATIONS:

_PALAZZO CESI - Via Paolo Rolli 3
FRANCESCA ROMANA PINZARI
_PALAZZO ANGELO ATTI - Piazza del Popolo n 3
SILVIA RANICCHIO
_PALAZZO MORGHETTI - Via del Duomo 8
STEFANO BONACCI
_RESIDENZA SAN LORENZO 3 - Via San Lorenzo 3
MARINO FICOLA
_PALAZZO VECCHI ERCOLANI - Piazza Umberto I, 6
MARIO SANTORO
_PALAZZO - Via delle mura etrusche 4
LAURA PATACCHIA
_SPAZIO MATER - Via valle inferiore 6
MICHELE CIRIBIFERA
_PALAZZO BENEDETTONI - Via A. Ciuffelli 5
FLAVIA BIGI
_PALAZZO VALENTI FEDRI - Piazza Umberto I, 25
FRANCO LOSVIZZERO

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L’installazione site-specific di Franco Losvizzero per Todi Open Doors è
L’Arma Bianca
Da un Testo di Giada Dalla Bontà

Se l'albero della cuccagna è il simulacro del diletto e dell’opulenza, l'opera di Franco Losvizzero parrebbe incarnarne la natura ambigua, se non addirittura speculare. Il suo Albero sibilante è infatti un antico ulivo morto, carico di teste vitree le cui bocche, come ferite aperte, cantano il grido della Sibilla. Nell’installazione di Todi per la mostra Open Doors il lavoro si trasforma in un installazione site-specific nell’androne di Palazzo Valenti Fedri, dove tre rami bianchi sospesi sostengono le undici teste in vetro specchiato.
La chiamata di Achille Bonito Oliva di 4 anni fa, per l’EXPO 2015, sollecita una simbologia arborea che ricorre sovente nell'iter dell'artista. Le sfere di vetro, come palle di natale, gonfiate dal soffio dei maestri muranesi, restano “appese”, come nei tarocchi; teste forgiate nel fuoco delle fornaci e tra i canali di Murano dove l’alchimia si fa sostanza.
Le teste che adornano i rami, quando sono esposte all’aperto, risuonano con il vento creando un “sibilo”, fungono così da messaggere ultraterrene della Sibilla. Come molte creature de Losvizzero, quali il Coniglio Bianco, Caronte o la Regina Mab, rientrano in un pantheon profano di psicopompi zoomorfi. Ricorrendo ossessivamente in un giuoco di combinazioni simboliche e di media differenti -siano essi dipinti, sculture meccaniche o performances- esse conducono l'artista e l'osservatore in un percorso a ritroso attraverso le stratificazioni della memoria personale per giungere alle radici di una memoria che ha una valenza collettiva, antropologica.  Le teste “animalesche” emergono tridimensionali spesso anche dai disegni e dalla pittura fino a trasformarsi in vere e proprie istallazioni da parete. In questo caso diventano sferiche bolle galleggianti in grappolo di visioni “alterate”.
Il nutrimento che porta Losvizzero non concede abbondanza né spensieratezza in senso empirico: pur non perdendo la sua qualità onirica, il carattere ludico è infatti spogliato fino allo scheletro, divenendo scabro segno di una memoria infantile che è deformata attraverso il prisma di una istintualità primordiale. La sospensione delle undici teste diviene così un monumento “alla Memoria” in sé e le sue teste in vetro specchiato* riflettono tanto il paesaggio quanto il volto dell'osservatore, restituendone un'immagine deformata. “I mostri che sono in me, che sono in noi, rispecchiano e cantano l’Anima’ls** che ci abita”, ne diventano lo strumento: in un gioco che collega l'infanzia al mito e che segue le regole di quello che l'artista chiama “La Memoria Del Corpo”; l'Albero sibilante della cuccagna, così come L’Arma Bianca, sollecita e nutre una sensibilità interiore e collettiva facilmente ottundibili, restituendo il sacro terrore e stupore di una dimensione alla quale nondimeno apparteniamo.

*  Tecnica della cromatura liquida.
** Titolo della mostra personale di New York del 2010.

Franco Losvizzero ha esposto un po in tutto il mondo da Damasco, Beirut e il Cairo a New York, Berlino, Londra, Miami (all’Art Basel), ha partecipato 3 volte alla Biennale di Venezia e le sue mostre sono state spesso motivo di scandalo e di dibattito.  Attualmente vive tra New York (dove è tutt’ora in corso la sua mostra personale “5 Souls”) e Roma (dove è nato nel 1973).  A settembre, dal 17 al 29, sarà al Museo Macro Asilo di Roma con il “Teatrino dei Burattini” e a dicembre per tutto il mese, sempre al Macro con “Studio su Bosh” in coppia con Alessandro Bavari.

Maggiori info e CV sul sito www.francolosvizzero.net
In Allegato foto di L’Arma Bianca

OPEN DOORS
Mostra diffusa negli androni dei Palazzi Storici di Todi
dal 25 Agosto al 25 settembre 2019
Ingresso libero
dal 13 al 15 Sett. dalle 12 alle 24

Uff.Stampa di Franco Losvizzero
Francesco Caruso Litrico
E.Mail fralit@alice.it


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La Voce Del Corpo

Mostra personale di Franco Losvizzero

Palermo 2018 (In Occasione di Manifesta)

 

Secondo Losvizzero il corpo è portatore di sensazioni, immagini e ricordi sintetizzati in simboli e rituali che ci accompagnano dalla notte dei tempi e che se ben “ascoltate” fanno riaffiorare segni di un tempo lontano ove il mostro, l’animale, l’uomo si incontrano col divino. E’ lì che l’artista va a cercare: - è come immergere il braccio in un buco nel terreno, ciò che trovo sorprende spesso anche me!- (F.L.).

La voce del corpo è il sibilo della sibilla, la voce interiore che sà. Dove, “il sonno della ragione genera mostri”ª, dove “la merda che ci appartiene” fiorisce e si trasforma in Oro! 

‘La voce del Corpo’ è una mostra sulle ombre, sulle metamorfosi, sulle immagini che appaiono e che rimangono mistero non solo dentro di noi; dove le grandezze sono alterate e la visione si apre non al reale ma all’infinito mondo surreale che ci appartiene e che, come un sub degli abissi, l’artista esplora. Non senza il timore di incontrare se stesso.

  

“..Piove un suono, piove mentre lunghe gocce, alle pareti, negli anni,

si sono aperte nelle vie casuali delle crepe,

e fondono piccole zone, territori di variazione del silenzio, forme apparentemente leggere, 

e bordi azzurri, appena, e profili che aumentano le lunghezze

ormai scarne di una voce che nessuno più rintraccia..” *

 

“..vieni sotto questa pietra, immergiti con me nel regno di tutte le mancanze.

una caverna d’acqua e i nostri cuori giù, giù, sprofondano un battito d’oro scuro,

un mostro che mi era venuto in sogno da bambina e che la donna che sono ora porta nel petto come un volto che è stato deformato, un rapace a cui si è allargata smisuratamente una pupilla interna 

e non più luce, non più luce per vedere ma scendere in questa vasca di pietra giù, giù, sprofondare un battito e incontrare nei movimenti lenti e scossi l’ombra..” *

 

_Da anni Losvizzero è a lavoro su un trattato dal titolo: La Memoria del Corpo di cui si prevede la pubblicazione nel 2020. 

 

Franco Losvizzero ha esposto più volte alla Biennale di Venezia, a New York, a Miami nell’Art Basel, a Berlino, a Beirut, Damasco, Cairo, Davos e in tutta Italia. Vive tra Roma e New York dove ha tutt’ora in corso la mostra “Five souls”. E’ regista cinematografico col suo vero nome: Andrea Bezziccheri, con 5 film al suo attivo. Tra sculture meccaniche, sculture in vetro di Murano, pittura, performance (la sua donna coniglio ha girato mezzo mondo), istallazioni, foto e video, Losvizzero arriva per la prima volta con una personale a Palermo in occasione di Manifesta. Città da lui molto amata da quando nel 98 fu assistente alla regia di Roberta Torre e vi trascorse diversi mesi. 

 

 

ªDa Los Caprichos di Francisco Goya 

*Estratto dal testo di Tiziana Cera Rosco

 

 

30/8-29/9 2018

XXS Aperto al Contemporaneo

Via XX Settembre, 13 - Palermo

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Oltre la porta 

Testo in catalogo di Lorenzo Canova 

11-La Porta Alchemica

Pio Monti Art Gallery 2018

 

In un viaggio dentro e oltre il Rinascimento e i suoi miti, oltrepassando le trappole mostruose degli incantesimi del Sacro Bosco di Bomarzo, dialogando con Vicino Orsini, Bramante e il marchese Savelli Palombara, percorrendo strade fatte di avventure fantastiche in un mondo sospeso tra magia e realtà, il Bianconiglio di Franco Losvizzero è giunto finalmente alla soglia della Porta Alchemica, al confine tra il mondo della materia e quello dello spirito, in bilico tra la nerezza del piombo e lo splendore dell’oro. 

L’alchimia, del resto, è un traguardo inevitabile per Franco Losvizzero, artista che da tempo procede scavando nelle regioni interiori del profondo dove si incontrano le figure metamorfiche di una mitologia personale che combina mondi, influenze, culture e visioni differenti in un unico universo parallelo che sconfina nel nostro mondo quotidiano. L’alchimia, con il suo ricco apparato iconografico (rilanciato in modo importante anche dal basilare volume Psicologia e alchimia di C. G. Jung), ha creato infatti delle immense suggestioni visive raccolte da molti artisti come, ad esempio Luca Patella (con cui Losvizzero ha coofirmato alcune opere), Vettor Pisani o Anselm Kiefer, fino a molti autori più giovani.

Nelle sue vesti alchemiche, Losvizzero dialoga del resto con gli interessi dichiarati per l’alchimia di una linea importante delle avanguardie della prima e seconda metà del Novecento: con André Breton, Max Ernst, Victor Brauner e con Marcel Duchamp, i cui interessi per l’alchimia sono stati chiariti da Maurizio Calvesi nel suo saggio magistrale Duchamp invisibile del 1975 (ripubblicato recentemente, in edizione ampliata, da Maretti Editore), libro che ha avuto non a caso una grande influenza su molti artisti concettuali. 

A questo contesto, tuttavia, Losvizzero aggiunge una nota speciale, sospesa tra performance, scultura e arte elettronica, costruendo un vero e proprio percorso iniziatico attraverso le porte sacre di Roma, presentando in particolare il suo Bianconiglio in procinto di accompagnarci oltre il limite della Porta Alchemica di Piazza Vittorio, varco iniziale per una discesa ermetica nella materia dell’inconscio, in un cammino di sublimazione e di elevazione che porta fino alle soglie dorate di un tempio dove la Grande Opera trova il suo compimento. 

Non a caso, Losvizzero ci propone in questo modo un percorso iniziatico fatto di centauri e cavalli d’argento, di figure fatte di nebbia (forse allusive ai vapori della trasmutazione?) e di danzatrici che si innalzano dalle tenebre della nigredo fino a stagliarsi su un cielo d’oro e a superare del tutto la dimensione materiale con l’apparizione digitale in realtà aumentata del suo Bianconiglio che può prendere forma ovunque grazie alle magie ermetiche dei nuovi alchimisti digitali di Oniride. 

Il coniglio di Losvizzero, quindi, non può non ricordare quello raffigurato in un’incisione del trattato alchemico Cabala: Spiegel der Kunst und Natur in Alchymia scritto nel 1615 da Stephan Michelspacher. Nella terza tavola del libro, l’alchimista penetra infatti nelle cavità di una montagna metaforica proprio grazie a un coniglio che, facendogli attraversare l’apertura della sua tana, lo inizia al suo percorso di elevazione e di trasmutazione alchemica. L’alchimista è inizialmente bendato, accecato, incapace di vedere e seguire il coniglio simbolico, di comprendere la sua strada guidato dalla Natura e dalla materia primigenia e dallo spirito volatile, rapido del Mercurio, alluso forse nella figura dello stesso coniglio. Per entrare nella montagna della Grande Opera, nel profondo della terra e trovare la pietra filosofale è necessario allora saper vedere quel coniglio metaforico che ci vuol fare da guida nel nostro percorso sotterraneo verso la luce, verso le nozze sacre del Re e della Regina e il compimento del nostro percorso. 

In modo simile, il Bianconiglio di Franco Losvizzero accompagna idealmente il suo spettatore bendato oltre la Porta Magica, apparendo e scomparendo ormai svincolato dai limiti materiali, come una vera e propria quintessenza mercuriale. 

Attraversato il confine della Porta, il viaggio di Losvizzero si compone di angeli sospesi tra Gloria e Dannazione, che soddisfano appetiti terreni prima di librarsi in un volo luminoso, simbolo forse della lotta tra la materia e lo spirito e della materia oscura e pesante da cui ci si deve sbarazzare nelle prime fasi dell’Opera.

Così, liberato dai suoi gravami, dopo la morte e la putrefazione, l’angelo può finalmente rinascere e innalzarsi verso il regno della nuova età dell’oro, arrivando a compimento dell’Opera che trova nell’architettura di un tempietto il suo spazio di elezione, un luogo sacrale dove può trasformarsi ancora nelle forme del Bianconiglio, rebis androgino che unisce maschile e femminile, Mercurio dei filosofi moltiplicato dalla rete, Ermes psicopompo che ci conduce nello spazio metafisico dell’altrove per portarci al cospetto delle nozze regali del sole e della luna, compimento di pienezza e di totalità dove gli opposti scompaiono nella riconciliata globalità del sé rinato dallo scavo alchemico nella montagna del profondo. 

 

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Breve Bio

Dal 2005 con le prime mostre di Losvizzero, una frase ricorre nell’introduzione alla Biografia dell’autore: - Il ponte per giungervi non è estetico ma interiore, il sogno e il ricordo non come fine ma come passaggio, il tunnel che mi porta nella montagna, sotto, nel ventre oscuro, mi parla del taglio di mia madre, ma anche dei miei". (F.L.)

 

Franco Losvizzero 

Artista, vive e lavora tra Roma, dove nasce nel 1973, Venezia e New York

Vero nome Andrea Bezziccheri: utilizzato per le regia cinematografica

www.francolosvizzero.net

 

L'arte di Losvizzero si distingue sin dall'inizio per l'uso di congegni meccanici e per l'ibridazione tra giocattoli pop e umanoidi surrealisti. L'artista lavora con diversi mezzi espressivi; ha esposto principalmente sculture meccaniche e installazioni, anche se il disegno e la pittura rimangono, sin dall'Accademia, al centro della sua ricerca. Le opere, che si tratti di istallazioni, video, fotografia, performance o disegno, evocano spesso figure rassicuranti: giocattoli, favole per bambini, carillon alterati nell'essenza... o nell'apparenza, capaci di risvegliare suggestioni dell'infanzia e inquietudini sopite. I materiali trattati sono diversi tipi di plastica e resina ma, in particolare, è un "materiale plastico ceroso" di sua invenzione a caratterizzare la maggior parte delle sue sculture e bassorilievi su carta e dipinti. La deformità, esteriore e interiore, l'infanzia e le sue trasfigurazioni, simboli e immagini ancestrali, la maschera, sono tutti elementi ricorrenti nell'opera di Losvizzero.

 

Tra le sue ultime mostre ci sono: Francamente a NYC, Chelsea 2017; Bocs art a Cosenza; "Erba vs Losvizzero" alla Scope Art Fair per Art Basel Miami Beach 2015; "L'Albero della Cuccagna", per Expo Milano 2015 a cura di Achille Bonito Oliva (catalogo Skira);"A Diamond Called Outsider Art" al Queens Museum di NYC; Performance di inaugurazione per Gotica a palazzo Franchetti di Venezia; 56a Biennale di Venezia performance Olive-Alive ai Giardini Biennale; Clio Art Project durante l'Harmory Show di New York 2015; Miami Losvizzero" all'Art Basel di Miami Beach, dentro il Convention Center di Miami Beach nel 2014; Superfetazioni ai Musei Capitolini-Centrale Montemartini nel 2014; Aka The Swiss, personale al Museo Civico di Sora; "Residenza in Comunione” al Museo MAAM; "Catarifrangenze" curata da Achille Bonito Oliva (con Cucchi e Pistoletto) alla Pelanda del Macro Testaccio di Roma. "Caronte" performance tra La Galleria Nazionale D'Arte Moderna e Contemporanea e l'Accademia di Romania; "54. Biennale di Venezia-Padiglione Italia a Torino - 150° Anniversario Unità D'Italia"; 11.11.11 Il Giardino Dell'Eden, personale al Museo dell'Orto Botanico di Roma; 54. Biennale di Venezia - Arsenale - con un'opera in coppia con Luca Maria Patella a cura di Italo Zannier; la performance "L'Anno del Coniglio Bianco" -una donna coniglio sul cavallo bianco- alla fiera "ROMA-The Road To Contemporary Art" 2011; "Apocalipse Wow!" al Museo Macro Future di Roma, per il ventennale della caduta del Muro; "Anima'LS", solo-show in Soho a New York; Finale Premio Cairo Editore al Museo della Permanente a Milano; Apocalisse XXI tripla personale alla Strychnin Gallery di Berlino; Ossa Ossia Messia personale a Napoli in più spazi con presentazione al Museo Madre.

 

Tra le mostre: Miracolo a Milano; Arts in Fabula a Certaldo; Visioni del Paradiso all'Ist. di Cultura Svizzero di Roma; espone col Ministero Degli Esteri a Damasco, Beirut e al Cairo in coppia con Marya Kazoun. 

E' scultore di vetro a Murano dove realizza 3 collezioni (con opere in cristallo sino a 3 metri) e video-artista: nel 2009: partecipa al Festival Internazionale del Film Di Roma-Sez. Fish Eye, con il film "N.VARIAZIONI" (93minuti-BOMA production-'09, con Violante Placido, Luca Maria Patella e tanti altri) dove vince il primo premio "Pan Fish" e il premio "35mm". Firma con Luca Maria Patella alcune opere di video arte e nel 2006 partecipa con il film "Il grande sogno di un nano”(a firma Losvizzero-Basilè) al Festival "Loope" di Barcellona e al Festival di Locarno oltre ai film realizzati col suo vero nome in veste di regista di cinema.

 

Tra gli studi: Accademia di Belle Arti di Roma (Pittura), la Thames Valley University a Londra per la regia e il diploma allo IED di Roma (Fotografia), nel 98 Vince Borsa di studio per l'Atlantic Center For The Ars in Florida ed è tra i 5 artisti in residenza a Luxor per uno scambio culturale Italia-Egitto.

 

Losvizzero ha esposto con diversi curatori tra cui Francesca Franco, Julie Kogler, Lorenzo Canova, Maurizio Sciaccaluga, Alessandro Riva, Luca Beatrice, Martina Corgnati, Boris Bollo, Vittorio Sgarbi, Italo Zannier, Philip Daverio, Giorgio de Finis, Alessandro Berni, Lori Adragna e Achille Bonito Oliva. La sua prima personale è "Carillon-Anatomie meccaniche" a Roma nel 2005.

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COMUNICATO STAMPA

 

Nell'ambito della mostra "L'Albero della Cuccagna" di Achille Bonito Oliva promossa da EXPO 2015 attraverso le più importanti fondazioni d'Italia

 

Franco Losvizzero presenta:

 

L'Albero Sibilante Della Cuccagna 

Opera sonoro-istallativa site-specific in vetro e acciaio

 

Dove: La Roccaccia - Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Marche

Quando: Sabato 10 Ottobre 2015 - inaugurazione (16.00-20.00)

Cosa: Opera d'arte temporanea con performance della Donna Coniglio di Franco Losvizzero

Come: Le più importanti fondazioni italiane, selezionate dal critico d'arte Achille Bonito Oliva, presentano ognuna un solo artista che reinterpreta "L'Albero Della Vita/Della Cuccagna" nelle diverse regioni d'Italia.

 

Un grande ulivo bianco, essiccato, quasi marmorizzato, sulla cima di una montagna, solo, tra la valle dell'inferno e quella dei santi, sui Monti Sibillini, vicino ad una torre del 1200, diventa il luogo prescelto per l'istallazione dell'artista. 

Produrre un albero sibilante come i canti/suoni che ancor oggi si odono nella valle (per alcuni sono rocce calcaree che suonano col vento, per altri "Sibille", streghe e riti antichissimi che ancora oggi si consumano nella valle sottostante) è il modo per Losvizzero di raccontare la magia di un luogo che unisce ritualità, storia e leggende che attraversano i secoli e il suo mondo interiore fatto di sussurri e memorie dell'inconscio profondo.

L'Albero della Cuccagna di Franco Losvizzero prevede la sospensione di 11 teste-appese, come palle di Natale, all'albero tricentenario sulla punta del monte; mostri, tra animali e figure antropomorfe, come nella poetica di Losvizzero, con all'interno dei fischietti a ultrasuoni. La morfologia dei volti farà in modo di rivolgere i visi verso il vento e un canaletto della bocca farà in modo di far risuonare il loro "sibilo" in tutta la vallata. L'albero sarà esposto ai venti e come un faro visibile da tutta la vallata risuonerà al ritmo delle raffiche di vento.

Il lavoro dell'albero della Cuccagna di Franco Losvizzero si ascrive ad un percorso intrapreso quest'anno riconducibile agli Ulivi e alla salvaguardia degli stessi, non solo in terra di Puglia, con la performance Olive-Alive presentata a Milano e a Venezia tra il 3 e l' 8 maggio 2015 in occasione rispettivamente dell'inaugurazione dell'EXPO e della Biennale di Venezia.

Le Marche e i Monti Sibillini oltre alla bellezza che li contraddistingue sono luoghi esoterici legati ad antiche leggende, riti sacri e profani tutt'altro che estinti. Pare che durante il solstizi tutt'oggi si consumino riti collettivi di matrice orgiastica sulle rive del ruscello sottostante.

La Roccaccia si trova sui Monti Sibillini, il picco dove si trova l' ulivo secolare è considerato il passaggio tra il bene e il male: da una parte c'è la Valle dell' Infernaccio, il Pizzo del Diavolo e il Passo Cattivo e dall'altra La Madonna dell' Ambro, Pizzo Tre Vescovi e La Maddalena.

Sotto L'ulivo a pochi metri dalla Roccaccia c'è "Il Fosso della Serpe" un foro circolare nella pietra che dalla notte dei tempi viene visitato per un rituale mai estinto: si consegna a quel buco nel terreno, o forse sarebbe più corretto dire:- si gettano nelle profondità della terra-, le proprie negatività e rimanendo in silenzio si passano alcuni momenti in solitudine davanti La Fossa. 

 

Un luogo che ha subito ispirato l'artista quando invitato dalla proprietà ha visitato lo spazio nel 2013, "un panorama magico e immutato nel tempo" dove è stato organizzato un giardino/percorso di istallazioni, opere di land-art e sculture all'aperto. Franco Losvizzero ha origini familiari nelle Marche, in particolare da Fermo, capoluogo di provincia dove si trova la Roccaccia e Montefortino il paese di fronte l'istallazione. L'Albero Sibilante Della Cuccagna verrà presentato con una performance nell'anfiteatro della torre antica il giorno 10 Ottobre 2015 dalle 16.00 alle 20.00

Luogo: "Sentiero naturalistico di sculture e land-art della Roccaccia". Un percorso di arte e natura nei sentieri che circondano la Roccaccia nella gola dell'infernaccio a ridosso dei monti sibillini nel comune di Montefortino (FM).

Progetto promosso da Ass. Officine Marinoni, EMW3 arte, con il sostegno di AOY Foundation, MAAM e Sibilla Arte.

Franco Losvizzero ha esposto in diverse città del mondo. Tra le sue ultime mostre ci sono Art Basel Miami, Dic. 2014 (presso il Convention Center Miami Beach), New York presso la High Line in Chelsea durante Harmory Show, 56a La Biennale di Venezia.

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COMUNICATO MOSTRA

 

Il critico d'arte Achille Bonito Oliva chiama a raccolta oltre 30 artisti internazionali per un grande progetto espositivo diffuso su tutto il territorio italiano, con il patrocinio di EXPO 2015 e la collaborazione del Programma sperimentale per la cultura Sensi Contemporanei dell’Agenzia per la Coesione Territoriale e del Mibact.

A partire da venerdì 25 settembre sino al 31 ottobre si inaugurano le installazioni ambientali che compongono'L’Albero della cuccagna. Nutrimenti dell’arte', mostra diffusa sul territorio nazionale con la collaborazione di numerose istituzioni pubbliche e private, che costruiscono una rete espositiva in progress nel tempo e nello spazio.

Ogni Fondazione/Museo accoglierà un'opera ispirata all’Albero della cuccagna: soggetto iconografico che ha alle proprie spalle una lunga tradizione e una altrettanto arcaica memoria popolare, legata all'albero sacro della fertilità di derivazione celtica.

Nell’immaginario collettivo l’albero della cuccagna rappresenta il paese dell’abbondanza e il luogo del divertimento. Il coinvolgimento di artisti contemporanei permette di realizzare opere interattive, finalmente non vietate ai minori che sollecitano l’intervento di bambini e giovani dando un accento partecipativo e ludico all’evento espositivo.

Partecipano a 'L'Albero della cuccagna' Giovanni Albanese, Alessio Ancillai, Marco Bagnoli, Per Barclay, Gianfranco Baruchello, Bertozzi & Casoni, Tomaso De Luca, Giuseppe Ducrot, Lara Favaretto, goldiechiari, Innocente, Alfredo Jaar, Alfonso Leto, Felice Levini, Sebastian Lloyd Rees, Franco Losvizzero, Emiliano Maggi, Marzia Migliora, Masbedo,

E, ancora, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Shay Frish Peri, Michelangelo Pistoletto, Pedro Cabrita Reis, Paul Renner, Lorenzo Scotto di Luzio, Marinella Senatore, Pascale Marthine Tayou, Patrick Tuttofuoco, Oliviero Toscani, Costas Varotsos, Ben Vautier, Jonida Xherri, Sislej Xhafa.

Lungo l'elenco delle location: il progetto in progress avrà luogo a Bergamo (GAMeC), Biella (Cittadellarte - Fondazione Pistoletto), Bologna (MAMbo -Museo d’Arte Moderna di Bologna | Istituzione Bologna Musei), Bolzano (Museion), Catanzaro (MARCA - Museo delle Arti di Catanzaro), Como (Fondazione Ratti), Faenza (MIC - Museo Internazionale delle Ceramiche), Fisciano (Salerno) (Campus UNISA - Università degli studi di Salerno), Frascati (Roma) (Scuderie Aldobrandini), Genazzano (Roma) (CIAC- Museo Colonna), Genova (Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce), Gibellina (Trapani) (Fondazione Orestiadi).

Quindi a Lecce (Complesso Monumentale Carlo V), Matera (Capitale Europea della Cultura), Milano (Hangar Bicocca; Fondazione MUDIMA), Montefortino (Fermo) (La Roccaccia - Parco Nazionale dei Monti Sibillini), Napoli (Castel Sant’Elmo; Museo Archeologico Nazionale, MADRE - Museo d’Arte contemporanea Donna Regina, Fondazione Morra - Vigna San Martino), Nuoro (MAN - Museo d'arte della provincia di Nuoro), Padula (Salerno) (Certosa), Passariano (Udine) (Villa Manin), Pescara, Potenza (Museo Archeologico Provinciale), Rivoli (Torino) (Castello di Rivoli)

Infine a Roma (GNAM - Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, MACRO - Museo D’arte Contemporanea Di Roma, MAXXI - Museo delle arti del XXI secolo), Rovereto (Trento) (MART - Museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto), San Gimignano (Galleria Continua), Torino (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Fondazione Merz), Venezia (Ca’ Pesaro | MUVE - Fondazione Musei Civici Venezia).

 

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Breve biografia di Franco Losvizzero 

 

Artista, vive e lavora tra Roma (dove nasce nel 1973) Venezia e New York

Vero nome Andrea Bezziccheri: utilizzato per le regia cinematografica

 

L'arte di Losvizzero si distingue sin dall'inizio per l'uso di congegni meccanici e per l'ibridazione tra giocattoli pop e umanoidi surrealisti. L'artista lavora con diversi mezzi espressivi; ha esposto principalmente sculture meccaniche e installazioni, anche se il disegno e la pittura rimangono, sin dall'Accademia, al centro della sua ricerca. Le opere, che si tratti di istallazioni, video, fotografia o disegno, evocano spesso figure rassicuranti: giocattoli, favole per bambini, carillon alterati nell'essenza... o nell'apparenza, capaci di risvegliare suggestioni dell'infanzia e inquietudini sopite. I materiali trattati sono diversi tipi di plastica e resina ma, in particolare, è un "materiale plastico ceroso" di sua invenzione a caratterizzare la maggior parte delle sue sculture e bassorilievi su carta e dipinti. La deformità, esteriore e interiore, l'infanzia e le sue trasfigurazioni, simboli e immagini ancestrali, la maschera, sono tutti elementi ricorrenti nell'opera di Losvizzero."Il ponte per giungervi non è estetico ma interiore, il sogno e il ricordo non come fine ma come passaggio, il tunnel che mi porta nella montagna, sotto, nel ventre oscuro, mi parla del taglio di mia madre, ma anche dei miei". (F.L.)

 

Tra le sue ultime mostre ci sono: "A Diamond Called Outsider Art" al Queens Museum di NYC; Performance di inaugurazione per Gotica a palazzo Franchetti di Venezia; 56a Biennale di Venezia performance Olive-Alive ai Giardini Biennale; Clio Art Project durante l' Harmory Show di New York 2015; Miami Losvizzero" all'Art Basel di Miami, dentro il Convention Center di Miami Beach nel 2014; Mostra Superfetazioni ai Musei Capitolini-Centrale Montemartini nel 2014; Aka The Swiss, personale al Museo Civico di Sora; "Residenza in Comunione" mostra-performance al Museo MAAM; "Catarifrangenze" curata da Achille Bonito Oliva (con E.Cucchi e M.Pistoletto) alla Pelanda del Macro Testaccio di Roma. "Caronte" performance tra La Galleria Nazionale D'Arte Moderna e Contemporanea e l'Accademia di Romania; "54. Biennale di Venezia-Padiglione Italia a Torino - 150° Anniversario Unità D'Italia"; 11.11.11 Il Giardino Dell'Eden, personale al Museo dell' Orto Botanico di Roma; 54. Biennale di Venezia - Arsenale - con un'opera in coppia con Luca Maria Patella a cura di Italo Zannier; la performance "L'Anno del Coniglio Bianco" -una donna coniglio sul cavallo bianco- alla fiera "ROMA-The Road To Contemporary Art" 2011; "Apocalipse Wow!" al Museo Macro Future di Roma, per il ventennale della caduta del Muro; "Anima'LS", solo-show in Soho a New York; Finale Premio Cairo Editore al Museo della Permanente a Milano; Apocalisse XXI tripla personale alla Strychnin Gallery di Berlino; Ossa Ossia Messia personale a Napoli in più spazi con presentazione al Museo Madre.

 

www.francolosvizzero.net

 

uff.stampa di Franco Losvizzero Francesco Caruso Litrico

fralit@alice.it

 

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Franco Losvizzero_Anima'LS

Solo-show exhibition in NYC

title: Anima'LS

artist: Franco Losvizzero

curator: Julie Kogler

where: Space 3S, 34 Greene st (Soho) Manhattan - New York City

vernissage: May 4 th 2010, times 18.00

period: May 5 - July 4

* info in Ny: andreaz@sorgente-usa.com 

sponsors: 34 Greene st, Evolution Store NYC, My Mondello

 

On 4 May 2010, Franco Losvizzero will open his first personal exhibition in a historical site for New York art: central Soho. The Italian artist and representative of Pop-surrealism’s last generation will exclusively showwhat he produced during his two and a half months stay in NYC: Real and reproduced skeletons, bones and insects applied on large paintings and sculptures which lengthen until 3 meters in height. These together with installations and collage gracefully undress ‘… the depth of my darkness’. 

 

 

He will show ancestral images that remind us of antique religions and mythological, unconscious gods; and the fusion between man and beast which directs mortals towards immortals - a central theme in Losvizzero’s. Framed by imminent apocalypses, his ironic mechanical sculptures and his decisive, expressive and at the same times innocent paintings allow one to wonder at the ' freaks within... and without.'

 

 

After his successful exhibition "Apocalipse Wow!" at the MACRO Future Museum of Rome, Italy, by Julie Kogler, Franco Losvizzero is in New York to show his amusing and intriguing art that has entertained a public of all ages: his Pop-surrealism is as contemporary and old as Rome today and 3.000 years ago. 

 

 

‘Nothing is more pop and surreal than ancestral religious myths’. (F.L.)

 

 

As for his first personal exhibit in Rome five years ago, the same citation stands: Reason’s inertia produces monsters, rather, reason’s unleashed imagination generates shocking creatures - united to this is the mother of all arts, the source of art’s wonders. (Goya) 

 

 

 

Press Office

Francesco Caruso Litrico

fralit@alice.it

 

 

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Girogirotondo

 

Losvizzero lavora con diversi mezzi espressivi pur rimanendo fedele ad un' impronta poetica riconoscibile ed originale. 

Dal 2005, anno della sua prima personale, Losvizzero ha esposto principalmente sculture meccaniche e installazioni, anche se il disegno e la pittura rimangono, sin dall'accademia, al centro della sua ricerca.

Le opere, che si tratti di video-arte, fotografia o disegno, evocano spesso figure rassicuranti: giocattoli, favole per bambini, carillon alterati nell'essenza...o nell'apparenza, capaci di risvegliare suggestioni dell'infanzia e inquietudini sopite.


I materiali trattati sono diversi tipi di plastica e resina ma in particolare è un "materiale plastico ceroso" che caratterizza la maggior parte delle sue sculture e delle applicazioni scultoree su carta e dipinti. 

La deformita‘, esteriore ed interiore, l'infanzia e le sue trasfigurazioni, il mondo del circo, i clown, la maschera, sono tutti elementi ricorrenti nell'opera di Losvizzero.
"Il ponte per giungervi non e' estetico ma interiore, il sogno e il ricordo non come fine ma come passaggio, il tunnel che mi porta nella montagna, sotto, nel ventre oscuro, mi parla del taglio di mia madre, ma anche dei miei..." (F.L.)

L'opera è la scultura meccanica "Girogirotondo" di cui si mostrano foto con performer e il video (opere tutte indipendenti; su www.youtube.com/bezz73 i video che ne evidenziano i movimenti. 

 

<<Girogirotondo è pronto ad un galoppo meccanico al canto corale di bambini che intonano:- Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra tutti giú per terra..- Punte come lance nella Battaglia di San Romano, come un Marco Aurelio, al centro della "Piazza". In un mondo pronto a risucchiarci tutti giú per terra, nel vortice che ci fa girare come trottole per non farci piú trovare una direzione.. Mondo che cade! Cosí gira, come un condottiero come un .."Topolin Topolin viva Topolin" attraversa il campo di battaglia al rientro dalla guerra di Full Metal Jacket di Kubrick, (come canta l' istallazione quando si mette in moto) per riportarci alla purezza dell'artista che gioca... del bimbo che fa la guerra.>>  (F.Losvizzero)

 

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Correnti mediterranee

 

 

COMUNICATO STAMPA

18 Marzo 2008 

 

curatrice: 

Martina Corgnati

 

produzione: 

MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI 

Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale

 

sedi: 

Damasco (25 febbraio-10 marzo presso Khan Assad Pasha) , a Beirut (11-25 aprile presso la Villa Audi) , al Cairo (11 maggio-11 giugno presso la galleria Horizon del Museo M.Mahmoud Khalil )

 

periodo: 

25/02/08 – 11/06/08

 

artisti italiani: 

Ferruccio Ferrazzi, Ottorino Bicchi, Giuseppe Migneco, Renato Guttuso, Giovanni Colacicchi, Bruno Saetti, Renzo Ferrari, Mimmo Paladino, Mimmo Rotella, Antonino Calcagnadoro, Remo Bianco, Vinicio Berti, Mino Maccari, Mario Schifano, Sergio Cervietti, Mirella Bentivoglio, Aldo Mondino, Franco Losvizzero, Massimo Campigli, Giosetta Fioroni, Domenico Purificato, Giulio Turcato, Pier Giorgio Balocchi, Renato Barisani.

comunicato stampa

 

Progetto: 

Correnti mediterranee. Artisti Arabi fra Italia e Mediterraneo.

Valori ed influenze dell’arte italiana nella cultura visiva e pittorica araba del Novecento.

 

"La mostra in oggetto comprende circa sessanta opere di quasi altrettanti artisti provenienti dai seguenti paesi: Libano, Siria, Egitto e naturalmente Italia. L’opera di ogni artista arabo verrà associata all’opera del loro referente (maestro diretto o comunque punto di riferimento culturale) italiano, in modo da presentare al pubblico delle coppie, o binomi, immediatamente significative anche per i non addetti ai lavori. Gli artisti arabi selezionati, naturalmente, non sono tutti coloro che hanno avuto rapporti diretti con l’Italia o che ancora oggi vi vivono e operano, oppure ancora che vi intrattengono stabili relazioni attraverso enti e gallerie, ma una scelta significativa, elaborata in modo da scoprire diverse generazioni (dai primi del Novecento ad oggi) e mostrare con sufficiente chiarezza l’intensità e la continuità di una relazione culturale e creativa fino a questo momento non sufficientemente studiata e apprezzata. 

Un lavoro del genere viene infatti realizzato oggi per la prima volta." 

(Martina Corgnato) 

 

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Un’installazione di Franco Losvizzero: "Girotondo"

 

Franco Losvizzero espone in coppia con Marya Kazoun che lo ha scelto quale riferimento artistico contemporaneo italiano. L’opera esposta consta di un cavallo meccanico alto 165 cm con gettoniera. All’inserimento di una moneta la scultura comincia a roteare ed a simulare una cavalcata con l’accompagnamento musicale della canzone: "Viva Topolin" quando l’opera interattiva si ferma, dopo 33 secondi, inizia la canzone cantata da bambini : "Giro giro tondo". 

L’opera tutelata da brevetto Internazionale per la meccanica è esposta per la prima volta in questa mostra collettiva anche se immagini (stampa lambda) 140x58 cm con l’aggiunta di una performer sono esposte presso la Galleria Altri Lavori in Corso per la mostra FREAK VISION a cura di F.Franco inaugurata in occasione della fiera romana: The Road To Conteporary Art ed un video del cavallo in movimento sempre a firma de Losvizzero verrà presentato venerdì 21 Marzo e (per il finissage) venerdì 28 Marzo dalle 21.00 alle 24.00 presso il nuovo spazio "Passaggio segreto – Ex Carbonaia" in Vicolo del Cinque, 22° a Roma (Trastevere) in occasione della mostra-evento site-specific "La Famiglia"per la cura di A.Facente, anch’essa inaugurata in occasione del Fiera d’Arte Contemporanea di Roma. 

 

info: 

uff.stampa Franco Losvizzero: 

Francesco Caruso Litrico  E-mail fralit@alice.it

 

 

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E’ per me motivo di particolare soddisfazione vedere realizzata questa mostra d’arte contemporanea che mette a confronto per la prima volta artisti arabi e i loro maestri o refenti italiani. L’iniziativa fa parte di un più vasto progetto costituito dalla rassegna "Convergenze mediterranee" che, nel quadro della nostra politica culturale in Medio Oriente e nei paesi della sponda meridionale del Mediterraneo, mira a mettere in evidenza le positive interazioni prodottesi nei vari settori tra l’Italia e i Paesi a cultura islamica.

Nel corso del tempo nella regione si è venuta a creare una fitta rete di relazioni e influenze culturali, politiche, economiche che testimoniano di una dimensione vivace e aperta agli scambi della civiltà mediterranea: in questa ottica la mostra tende a dimostrare la storia e l’importanza dell’impatto della nostra cultura visiva e artistica sul mondo arabo-mediterraneo, tracciando il filo conduttore che lega gli artisti arabi all’Italia fin dall’inizio del Novecento. In questa prima tappa della rassegna sono stati presi in considerazione i legami artistici tra l’Italia e l’Egitto, il Libano e la Siria.La mostra itinerante che, sotto gli auspici della Lega degli Stati Arabi, viene inaugurata a Damasco in occasione delle celebrazioni di "Damasco Capitale Araba della Cultura 2008", per poi proseguire a Beirut e al Cairo, costituisce un ulteriore contributo a un rinnovato dialogo tra culture di millenaria vita in comune e, al tempo stesso, conferma il rilievo che la politica estera di un Paese come l’Italia non può non attribuire alle relazioni culturali.

Sono grato a tutti coloro che hanno contribuito al felice esito dell’evento e vorrei menzionare in particolare il lavoro della Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari Esteri che proseguendo nel disegno di privilegiare l’arte contemporanea, quale strumento di politica culturale, ha sostenuto questa iniziativa e progettato l’intera Rassegna.

 

Massimo D’Alema

Vice Presidente del Consiglio

Ministro degli Affari Esteri

 

 

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Il Boudoir della seduzione

 

A cura di Dominique Lora - 2005

Galleria Altri Lavori in Corso di Marco Rossi Lecce 

 

 

I often imagine that the accident that made man into the animal he has become also happened to other animals—lions or hyenas for example—while man remained a primate. What would have happened? It’s bizarre, I have never read anything about it, by Darwin or anyone else. Perhaps it’s science fiction, but it’s very interesting. I imagine men hanging in butcher’s shops for hyenas, who would be dressed in fur coats. The men would be hung by their feet, or cut up for stew or kebabs.

Francis Bacon

 

 

 

“Carillon” è l’occasione per il giovane artista Franco Losvizzero, di presentare nel quadro di un One-Man-Show, alla Galleria Altri Lavori in Corso, il risultato del lavoro maturato in questi ultimi anni. Un riconoscimento dovuto per la sua ricerca, che nel panorama artistico contemporaneo si dichiara epigone di una guisa tecnica ed estetica i cui albori risalgono alla geniale creatività di Marcel Duchamps, ma che trova modelli più recenti negli esperimenti di Mimmo Paladino e di Jean Michel Basquiat. 

 

Dall’immaginazione visionaria dell’artista nascono figure caratterizzate da una dinamica fisica e sonora che richiama da vicino gli esperimenti non solo cinetici ma anche sinestetici delle avanguardie artistiche novecentesche. Così le forme, la cui natura evoca inevitabilmente sentimenti (apparentemente incompatibili) di purezza e deformità, sublimano una fantasia creativa che, seguendo le orme di storici esempi come Hieronymus Bosch o Francis Bacon, incarnano ciò che oggi viene comunemente definito “l’estetica del brutto” o “la bellezza delle bestie”; Piccoli mostri dall’incarnato immacolato (che ricorda quello delle bambole di porcellana) si muovono con eleganza nello spazio, coinvolgendo lo spettatore in una danza pervasa di aggraziata armonia. 

 

 

Artista-Regista

 

 

La prolungata esperienza in ambito teatrale, (in particolar modo l’approccio con il metodo Stanislavskij) in aggiunta ai suoi esperimenti con la cinepresa, danno a Franco Losvizzero la possibilità di maturare un linguaggio stratificato di suggestioni e poesia, di introspezione psicologica e metafisica traduzione della realtà. È indubbio che i personaggi scaturiti dalla fantasia dell’ autore romano siano tutti referenti al suo caleidoscopico universo sensibile: la sua è un’indagine singolare volta a scrutare determinati aspetti della propria psiche e che, dando vita ad un lavoro concettuale e gestuale come quello dei robots o delle sculture cinetiche, si trasforma in una sorta di simulacro multimediale che sovrappone mito, perversione al gioco malinconico di una marionetta. In un articolo si definisce la dimensione ludica di Losvizzero come un “mondo popolato da piccole creature che consumano la loro esistenza tra surrealtà e perversione, come se fossero rimasti incastrati nella nostra realtà ma invisibili a noi.”

 

L’artista riesce in tal modo a plasmare opere dal singolare antropomorfismo generate da una personale ed elegante rielaborazione di tecniche e mezzi espressivi che comprendono disegno, scultura, pittura, meccanismi e riassemblaggi di oggetti che in fine si muovono. Il risultato che ne consegue, è un opera multipla attuata in funzione di un’idea unitaria, caratterizzata da una tagliente quanto ironica redenzione del suo protagonista/oggetto.

 

 

La metamorfosi catartica

 

Apparentemente elusivo, l’universo narrativo di Franco Losvizzero costituisce un originale tentativo di auto-rappresentazione, messo in atto coraggiosamente per mezzo di un lessico volto ad esplorare diversi aspetti della mutazione umana, materiale e spirituale. Da un punto di vista estetico, invece,  la natura empatica del rapporto tra l’artista  e le sue creature rivela una dimensione meditativa fortemente  legata all’infantilismo del segno, alla individuazione del gesto puro/intuitivo di Baquiat come di Picasso. 

 

In quale misura tali coreografie costituiscono un desiderio di verità umana  e non una spettacolarizzazione dell’io?. La risposta a mio avviso risiede nel carattere individuale che distingue l’esperienza di chi contempla una sua opera. Se i suoi spettacoli in miniatura generano una determinata impressione quando li guardiamo da una certa distanza, osservando da vicino i suoi automi ci si rende realmente conto di come l’armonia d’insieme sia difatti formata da una componente grottesca e misteriosa. Per penetrare il  mondo presentato da Franco Losvizzero, lo spettatore deve affacciarsi da vicino alle sue opere, accostarsi a suoi echi onirici, esponendosi infine ad un’intimità che lo connette alla logica intrinseca della sua ricerca creativa. Mettendo a nudo frammenti della sua identità Losvizzero dimostra di avere una precisa strategia formale che, per quanto destabilizzante,  si inserisce in un discorso rivelatorio relativo alla funzione occupata dai sogni nella nostra verità umana. La didascalia del “Capriccio 43” di Goya dice: Il sonno (sogno) della ragione genera mostri, ossia la fantasia abbandonata della ragione genera mostri impossibili, unita ad essa è la madre delle arti e la fonte delle loro meraviglie. L’ambiguità del titolo del Capriccio relativa al sonno o al sogno della ragione non nasconde l’evidenza della figurazione, in base alla quale i mostri del sonno-sogno in ogni caso sono una proiezione personale della mente dell’autore che sogna.

 

L’interesse per l’instabile ed ambiguo carattere dell’inconscio è la chiave di lettura per decifrare l’esplorazione formale di Franco Losvizzero. Benché i suoi esperimenti distillino diverse tradizioni iconografiche, il suo combinare procedimenti artistici tradizionali e innovativi (a volte difficili da coagulare), si risolve in una inedita formula espressiva dalla penetrante intensità comunicativa. Il prodotto visivo di tale linguaggio viene inevitabilmente percepito come un’esperienza simultaneamente spontanea e introspettiva capace di evocare o risvegliare sensazioni sospese.

 

 Sparagli, T., Bianco, Nero Grigio- Tra Fantastico e Meraviglioso, in Visioni del Fantastico e del Meraviglioso Prima dei Surrealisti, Milano, 2004, p. 23

 

 

 

 

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MIAMI LOSVIZZERO 

all'Art Basel

 

Il 6 Dicembre 2014 presso il Miami Beach Convention Center alle 6 del pomeriggio ha preso il via la performance di Franco Losvizzero del Coniglio Bianco con protagonista la performer Yissell Diaz Santos.

 

Di seguito, in esculsiva, una galleria delle immagini tra l'interno della Fiera, il quartiere degli artisti Wynwood e la grande e celebre scritta di benvenuto sulla statale: "Welcome to Miami Bech". 

 

il 7 dicembre si è conclusa la 13ª edizione di Art Basel Miami Beach. Tra gli artisti italiani c'era Franco Losvizzero con la sua performance "The White Rabbit" (già presente alla 54ª Biennale di Venezia, all' 11ª edizione del Premio Cairo, al Premio Celeste nel 2008, all'Art Forum Berlin nel 2010 e al Teatro  Volksbühne sempre a Berlino per la performance FatZer; a Lecce dove fece scandalo, in più occasioni a Roma durante la Fiera The Road To Contemporary Art e poi Torino, Milano, Napoli). Una performance ormai emblematica dell'artista romano: Una donna coniglio, nuda, dipinta di bianco, si è incamminata prima tra gli stand della Fiera dell'Art Basel poi nel cuore pulsante della nuova scena contemporanea di Miami a Wynwood, dove i più importanti street artisti come Obey (insieme esposero per Apocalipse Wow! a Roma per il ventennale della caduta del muro), Miss Van e tanti altri hanno creato un intero quartiere di muri d'artista. 

 

Introduzione alla performance con le parole dell'autore: -Il coniglio bianco è una figura mitologica contemporanea quasi cristica, che negli anni è diventata ricorrente non solo nel mio immaginifico. Viene da un'altro mondo, forse dal "Mondo Delle Meraviglie" e dal sogno di cui l'inconscio è specchio. Questo mondo parallelo da cui viene è etereo e bianco, forse la luna, oppure legato alle profondità della terra; il buco in cui cade Alice non è soltanto il sogno ma la memoria della nostra infanzia prima e dell'intera storia dell'umanità poi. Sceso tra noi, si confronta con le nostre aberrazioni, le nostre paure ma cerca soprattutto di relazionarsi con quanto di bello vi sopravvive: l'arte! E' un conduttore nel "paese delle meraviglie" dove i nostri incubi.. e i simboli.. e rituali non solo religiosi, si incontrano/scontrano con la nostra quotidianità. Ci invita a relazionarci con un mondo più grande del reale dove la bellezza è come una carota conficcata nel terreno dell'anima. Un carotaggio nelle stratificazioni del nostro vissuto dove le ferite e i tagli sono kultur-a di noi stessi.

 

-L' animale coniglio è morbido al tatto come un peluche. Dolce è tenero ma anche il più "sexual addicted" di tutto il creato. Innoquo e candido ma con gli occhi rossi ed inquietanti…è per questo che l'ho eletto a mio animale simbolo. Quando un mio lavoro evoca un sorriso ed inquietudine, una carezza ed uno schiaffo, allora sento che sono ulla buona strada! (F.L.)

 

La performance è stata presentata in diversi musei, gallerie, spazi pubblici con diverse declinazioni nel titolo, seconda se si relazionava con un cavallo vero, un Robot della produzione dell'artista, un cavallo meccanico o semplicemente il pubblico. Diversi i video su internet a documentare il "passaggio" del coniglio e dei suoi "movimenti", tutti raccolti sul sito www.francolosvizzero.net

 

*Foto di Nicola Passalacqua e Franco Losvizzero